Cosa sono gli antipattern della catena logistica

Cosa sono gli antipattern della catena logistica


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di Joannes Vermorel, Giugno 2015

Il termine antipattern è stato coniato negli anni '90 nel campo dell'ingegneria del software, per fare riferimento a soluzioni pensate per un problema ricorrente, che tuttavia si rivelano spesso inefficaci, se non controproducenti o addirittura dannose per l'azienda. Il concetto di antipattern ha poi guadagnato in popolarità nel decennio successivo, fino a diventare un caposaldo dell'industria del software odierna. Proprio come per l'ingegneria del software, anche la gestione di magazzino può vantare un discreto numero di soluzioni inefficaci ai problemi. Il concetto di antipattern può quindi essere applicato anche alla gestione della catena logistica.

Gli antipattern non sono tanto delle cattive abitudini: sono piuttosto risposte usate comunemente e considerate come buone pratiche, che però hanno gravi effetti collaterali e non offrono alcun vantaggio. Mentre le cattive pratiche sono identificate come qualcosa di negativo, gli antipattern non vengono visti come tali. Di conseguenza, non è raro osservare come, nell'affrontare le sfide poste dalla catena logistica, le aziende falliscano più volte, perché non riescono a identificare la “soluzione” come il vero problema alla radice delle loro prestazioni mediocri.

L'intento dei nostri antipattern è quello di offrire, ai professionisti della logistica, un mezzo per evitare molti degli errori che si sarebbero potuti evitare. Invece che stilare una lista infinita delle iniziative finite male, gli antipattern cercano di catturare l'essenza delle soluzioni fallimentari. Per poter classificare una soluzione come antipattern, la soluzione e le sue conseguenze avranno dovuto essere osservato più volte, e per più aziende.

Gli antipattern della catena logistica rientrano solitamente in una di queste categorie:

  • Organizzazione
  • Gestione
  • Software

L'assunto alla base degli antipattern è che, nel commercio, i risultati negativi tendono a essere più affidabili di quelli positivi. Molte sfide relative alla catena logistica rientrano nella categoria di quei problemi insidiosi, per cui le soluzioni “testate” sono già sorpassate nel momento in cui viene pubblicato uno studio importante su un problema specifico. I risultati negativi sono infatti incredibilmente resistenti al cambiamento. Esistono ben poche soluzioni, tecnologiche o di altra natura, che indicano che gli errori commessi dieci anni fa in termini di logistica non si ripeterebbero oggi, se l'iniziativa venisse ripetuta allo stesso modo. Di fatto, però, molti dei successi ottenuti dalla logistica dieci anni fa non sarebbero più possibili oggi.

Lo schema degli antipattern

Gli antipattern sono una classificazione strutturata di risposte inadeguate alle sfide poste dalla catena logistica. Lo scopo non è solo quello di monitorare le risposte, ma anche di categorizzarle, in modo che sia più facile, per i professionisti della logistica, consultare e sfogliare una libreria di antipattern. Gli antipattern sono descritti usando lo schema qui sotto.

  • Nome: il nome dell'antipattern dev'essere indicativo e facilmente memorizzabile.
  • Problema: problema logistico da risolvere.
  • Prova aneddotica: una breve situazione, facile da ricordare, che descriva l'antipattern.
  • Contesto: elementi relativi all'azienda, ai suoi limiti e alle sue ambizioni.
  • Forze: incentivi delle varie parti interessate coinvolte nell'iniziativa.
  • Presunta soluzione: descrizione della risposta controproducente.
    • Logica alla base della risposta.
  • Contesto risultante: cosa succede quando viene applicata la soluzione, nel bene e nel male.
    • Forze seduttive: perché la risposta è così popolare.
    • Quali sono i motivi per cui porta a un fallimento.
    • Pattern di comportamento potenzialmente positivi che potrebbero invece essere usati.
  • Esempio: un racconto che riassuma come l'antipattern viene applicato, e quali sono le sue conseguenze.